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SIMONA ATZORI

COSA TI MANCA PER ESSERE FELICE?

La ricetta del sorriso di Simona Atzori

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Il libro della ballerina senza braccia che ha danzato davanti al Papa e alla cerimonia d'apertura della Paralimpiade di Torino

Il libro della ballerina senza braccia che ha danzato davanti al Papa e alla cerimonia d'apertura della Paralimpiade di Torino 2006 che si veste da straordinaria scrittrice. Con il ricordo di Cannavò, il sogno del palcoscenico, la rinuncia alle protesi, i giorni da bambina.

        “Adesso sono felice, smodatamente, spudoratamente felice. Ed è una gioia raccontarla, questa mia felicità”. Chi non ci crede deve vedere il suo sorriso. Basterebbe quello. Ma se si cerca ancora, ecco la sua danza, i suoi quadri, la sua arte. Simona Atzori è una straordinaria ballerina (con il suo ultimo spettacolo, “Me”, è appena stata in Argentina) e una pittrice ricercata. Ora è anche scrittrice. “Cosa ti manca per essere felice?” (Mondadori, da oggi in tutte le librerie) sembra una domanda strana per chi è nata senza alcuna parte delle braccia. E Simona dimostra che lo è. E lo racconta in un libro che si legge senza pause e danza fra ricordi, buffi aneddoti e riflessioni profonde.

        emozioni — Ci sono le emozioni di una vita senza scuse, quelle di quando è salita sul palco a danzare per Giovanni Paolo II al Giubileo 2000 o alla Cerimonia di apertura della Paralimpiade di Torino 2006, milioni di persone ad ammirarla. Ci sono gli amici, Andrea che guida gli elicotteri e che “il nostro amore è un dono che la vita ci ha voluto offrire, sappiamo che abbiamo sempre volato sullo stesso cielo”, Roberto Bolle a danzare con lei e scusate se è poco, mamma e papà che non dicono ‘no’ quando a sei anni dice loro: “Voglio fare la ballerina”. E poi c’è Candido Cannavò, che l’ha dipinta come sapeva fare lui in “E li chiamano disabili” e che l’aveva fra le sue preferite. Una sua frase è nella copertina del libro: “Le sue braccia sono rimaste in cielo, ma nessuno ha fatto tragedie”.

        un sogno — “Tutto comincia da un sogno”. E da quella telefonata, un giorno, da Eleonora: “Ti aspettano in Francia per provare, si danza su un vero palcoscenico”. A Eleonora, ballerina e amica, Simona aveva confidato quel sogno: “Danzare su un vero palcoscenico”. Ed è successo. Splendidamente. Come in quell’immagine dove a cinque mesi sembrava già ballare sulle mani di papà che la teneva in braccio. Quello in cui non indugia Simona è la fatica. Forse perché a lei e a chi ama la danza come lei, ai ballerini che le sono vicini, le ore e ore e il sudore e gli errori e le ripetizioni non pesano. Ma ci sono, per diventare bravi come lei. Che a 18 anni ha rinunciato alle protesi. Quelle sì erano fatica, un corpo estraneo. “Quella con le braccia non ero io. Io sono quella che non indossa né braccia né bottoni”.

        paura dei bottoni — Già i bottoni. “Koumpounophobia, ‘paura dei bottoni’: ne soffre una persona su 75mila. Scoprirlo mi ha riportata indietro, a quella scatola di latta piena di bottoni di tutti i colori, forme e dimensioni. Era un esercizio per imparare a usare le mani, protesi che ho portato per un tratto del mio percorso”. Simona non è un robot, le emozioni che racconta sono tante, da scoprire: verso la natura, il proprio corpo, i propri atteggiamenti, l’arte. Dipingere con i piedi. E sono quadri meravigliosi. E poi l’amore. Andrea, anche quel giorno che lo ha appena conosciuto e già parte della propria vita.

        i giorni da bambina — Ci sono quei giorni da bambina. Quei giorni che non ha paura o vergogne. Se Simona lo capisce presto è grazie a mamma (la storia dell’iscrizione all’asilo sa spiegare molto), papà e Gioia, una sorella che è molto di più. “Non importa se hai le braccia o non le hai, se sei lunghissimo o alto un metro e un tappo, se sei bianco, nero, giallo o verde, se ci vedi o sei cieco o hai gli occhiali spessi così, se sei fragile o una roccia, se sei biondo o hai i capelli viola o il naso storto, se sei immobilizzato a terra o guardi il mondo dalle profondità più inesplorate del cielo. La diversità è ovunque, è l'unica cosa che ci accomuna tutti”. Ecco come si superano le paure: “Se avessi avuto paura sarei andata all'indietro, invece che avanti. Se mi fossi preoccupata mi sarei bloccata, non mi sarei buttata, avrei immaginato foschi scenari e mi sarei ritirata”. Alla fine si capisce che ha ragione Simona: “Perché ci identifichiamo sempre con quello che non abbiamo, invece di guardare quello che c'è? Spesso i limiti non sono reali, i limiti sono solo negli occhi di chi ci guarda”. Eh sì, quante cose si capiscono leggendo questo libro. E ci si diverte. Si ride anche. Simona sa raccontare, e bene, con candore e divertimento episodi che potrebbero essere tristi e non lo sono se vissuti nella maniera giusta. Ed è proprio vero: “La mia vita non è una favola, è uno spettacolo di vita”.

 

 

Simona Atzori presenterà il suo libro

"Cosa ti manca per essere felice?" edito da Mondadori

ai ragazzi delle Scuole Superiori

mercoledì 11 gennaio 2012

alle ore 10.30 in Aula Magna


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