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Home Page > EX ALUNNI > Storia del Collegio Storia del Collegio
Nella prospettiva che la sua famiglia stesse per estinguersi, come poi di fatto avvenne, il Marchese Giovanni Andrea Terzaghi decise, con testamento datato 20 luglio 1599, di lasciare parte dei suoi possedimenti nel territorio di Gorla Minore alla Congregazione degli Oblati Diocesani, che S. Carlo Borromeo aveva da poco fondato. Si trattava della villa padronale, di una casa attigua ad essa, di alcuni appezzamenti di terreno, della somma di L. 3.500 e della chiesetta di S. Maurizio. L'impegno che il testamento poneva agli Oblati, in cambio della donazione, consisteva nella celebrazione di una S. Messa quotidiana, a suffragio dell'anima del defunto Marchese. Il testamento, inoltre, faceva obbligo agli Oblati di "istruire e ammaestrare i ragazzi del paese nelle lettere, nei buoni costumi e nella dottrina cristiana". Con l'autorizzazione dell'Arcivescovo di Milano, Card. Federigo Borromeo, la donazione venne accettata dagli Oblati, che inviarono a Gorla tre dei loro sacerdoti, i quali ottemperarono all'obbligo delle Ss. Messe nella chiesetta di S. Maurizio e diedero vita a una prima forma di scuola, in cui, oltre alla dottrina cristiana, si insegnavano ai ragazzi di Gorla e dei paesi circonvicini i fondamentali rudimenti del sapere: sono, perciò, quasi 400 anni che, in questo luogo, si svolge attività di educazione della gioventù! Tale incipiente realtà si affermò e si irrobustì al punto che fu necessario procedere a una ristrutturazione della villa, oltre che ad una migliore organizzazione del primitivo piano di studi: si giunse, così, al 1629, che può a ragione considerarsi l'anno di fondazione del Collegio vero e proprio. Alle scuole elementari, si aggiunsero i corsi di grammatica, retorica e filosofia, secondo i sistemi scolastici del tempo. Una svolta importante nella storia del Collegio si ebbe con il passaggio del Milanese, per le note vicende politiche, dalla dominazione spagnola all'Impero Asburgico: gli ordinamenti scolastici, nei territori austriaci, erano ben più organici e strutturati, con normative precise e chiare. La scuola di Gorla divenne, per concessione dell'Imperatore Carlo VI d'Asburgo, in data 10 maggio 1730, Imperiale Regio Collegio, con l'obbligo di ottemperare alla normativa vigente nei territori dell'Impero per gli istituti analoghi. A seguito di tale riconoscimento, il Collegio venne ampliato: scomparve la vecchia villa Terzaghi, inglobata nella costruzione del cortile centrale, terminato attorno al 1739. Il Collegio di Gorla continuò la sua ordinata attività educativa fino ai tempi di Napoleone: anche una commissione ispettiva della Repubblica Cisalpina, nel luglio del 1798, trovò che in Collegio tutto era regolare e lodevole. La situazione, però, cambiò radicalmente con le leggi napoleoniche del 1806 e del 1810, in forza delle quali venivano soppresse tutte le Congregazioni religiose: anche la Congregazione degli Oblati fu inclusa nelle liste di soppressione e i possedimenti della Congregazione stessa, fra cui il Collegio, furono posti all'incanto dal pubblico Demanio. In queste drammatiche condizioni emersero l'intelligenza e la lungimiranza di due personaggi: il Rettore del tempo, sac. Gianbattista Sioli, e che del temi il suo Vicerettore, che poi gli succederà nella carica, sac. Giorgio Roton di. I due sacerdoti decisero, usando i loro beni personali e ricorrendo a prestiti, come privati cittadini, essendo stata soppressa la Congregazione degli Oblati cui appartenevano, di acquistare dal Demanio gli immobili del Collegio, che erano stati messi in vendita. Alla morte del Rettore Sioli, avvenuta il 15 luglio 1816, gli successe nella carica il sac. Giorgio Rotondi che, essendo di famiglia molto agiata, saldò con le proprie sostanze i debiti contratti dal Sioli ed in tal modo il Collegio divenne proprietà privata del Rotondi. Alla sua morte, avvenuta il 1 dicembre 1841, all'età di soli 57 anni, il Rotondi aveva sistemato la posizione giuridica del Collegio, posto sotto tradizione l'alto patronato del Governo Imperiale Austriaco, trasformandolo da Istituto privato in Istituto pubblico, con atto del 15 maggio 1839: e giustamente, i suoi successori decisero di intitolare al suo nome il Collegio stesso, che da allora si chiamò Collegio Rotondi. Gli immediati successori incontrarono, però, difficoltà tali che, con il consenso dell'Arcivescovo di Milano e del Governo Imperiale, la gestione del Collegio Rotondi venne affidata, nel decennio dal 1845 al 1855, alla Congregazione dei Padri Somaschi, che già egregiamente gestivano il Collegio Gallio di Como.
Con la ricostruzione della Congregazione degli Oblati Diocesani, però, l'Arcivescovo di Milano decise di riscattare il Collegio Rotondi dai Padri Somaschi e di ritornare alla situazione originaria: questo fatto segnò la rifioritura del Collegio, che, soprattutto grazie all'opera di alcuni grandi Rettori, che si sono succeduti tra la seconda metà del secolo scorso e i primi decenni del nostro secolo, conobbe una nuova giovinezza. È giusto ricordare almeno i nomi di questi uomini, che furono santi sacerdoti, validi educatori e amministratori capaci: sac. Giovanni Crivelli, Rettore dal 1856 al 1861; sac. Giovanni Re, Rettore dal 1861 al 1886; sac. Davide Rossi, Rettore dal 1886 al 1919; sac. Angelo Cattaneo, Rettore dal 1919 al 1924. In particolare, per la storia del Collegio, in questo periodo tra i due secoli, merita di essere ricordata l'opera del Rettore Rossi: istituì le scuole liceali, ottenne il pareggio di tutti gli indirizzi scolastici, diede vita alla costruzione di una nuova ala del Collegio, che era pronta per l'autunno del 1897. Tra le due guerre mondiali, il Collegio Rotondi continuò fervidamente la sua attività educativa, un poco in disparte rispetto alle vicende politiche del tempo, sotto la guida illuminata e prudente dei Rettori Dell'Acqua e De Gasperi. Le vicende legate alla seconda guerra mondiale e alla caduta del regime fascista, però, segnarono profondamente anche la vita e l'attività del Collegio, che, in particolare durante il periodo bellico, conobbe divisioni degli animi, difficoltà organizzative ed economiche e, alle fine, venne sequestrato dalle milizie tedesche, che occupavano il territorio nazionale. A liberazione avvenuta, l'Arcivescovo di Milano, Card. Ildefonso Schuster, decise di rinnovare radicalmente e cambiò tutti i Superiori del Collegio Rotondi, per poter ricominciare nel solco della grande e viva tradizione dei secoli precedenti. Nuovo Rettore fu nominato il sac. Pietro Cazzulani, che resse il Collegio dal 1945 al 1953. Gli successe nella carica il sac. Lino Mangini, il cui rettorato durò dal 1953 al 29 febbraio 1984, giorno della sua morte improvvisa. Sotto la guida intelligente dei Rettori Cazzulani e Mangini, il Collegio Rotondi conobbe profonde trasformazioni nelle strutture edilizie, nella fondazione giuridica, nelle metodologie scolastiche ed educative, fino alla situazione attuale.

   
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